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19/02/2009

Conserver le souvenir, se souvenir pour conserver

Due foto in un libro dimenticato, ora appese alla parete con il biadesivo.

Un esonero, che è stato più un esame anticipato a dicembre, registrato oggi.

L’apericena nello stesso locale per tre settimane consecutive con persone ogni volta diverse.

Gli hamburger di soia.

Il tuo modo di guardarmi come se fossi l’unica che vedi.

Un pranzo di natale che così bello non si è visto mai e i due chili che non riesco a smaltire.

L’abbonamento della piscina scaduto passato inosservato e la nuotata gratis.

La sveglia alle cinque di mattina per l’ultima ripassata.

Un capodanno che non volevo festeggiare e la conclusione che avrei fatto meglio a restarmene a casa, non per colpa di qualcosa o qualcuno in particolare ma solo perché ero io a non essere presa bene.

Guarda che in là di là non si dice.

Due compleanni festeggiati in un colpo solo, uno in ritardo l’altro in anticipo.

Un cellulare e un cd ancora da restituirmi dall’anno scorso e che probabilmente non rivedrò più.

Tu che sei così simile a me che potresti essere la mia immagine riflessa in uno specchio -o forse io sono la tua?

La cena di corso in quattro su cinquanta, subito trasformata nella cena di chi aveva superato idraulica.

Lo stillicidio di un orale rimandato di un mese e una settimana.

Un treno preso alle sette e trentasette solo per vedere se c’eri anche tu.

Una poesia di 78 versi in rima dedicata al nostro gruppo di amici dell’università da una mattacchiona che di solito ci fa ridere, ma che a natale ci ha fatto tutti commuovere. Perché che siamo unici non me ne sono accorta solo io.

“Quante avventure, quante imprese / hanno i nostri eroi intraprese / contro despoti han protestato / e per giuste cause hanno lottato. / Durante il cammino subito li notate / per il loro forte puzzo e le grandi risate / è una compagnia assai stravagante / di così in giro non se ne trovano tante.”

La parola del mese è nanosecondo.

Un fiocco gigantesco che fa più piacere del regalo stesso.

Una vescica sul pollice destro per aver scritto troppo.

Il pensiero che sono esattamente a metà del mio percorso universitario.

I fuochi d’artificio che fanno rumore ma non si vedono per colpa della nevicata dell’ultimo dell’anno.

I tuoi comportamenti che non hanno bisogno di spiegazioni perché sono gli stessi che adotterei io in quella situazione.

Una cena di natale una settimana prima della vigilia, nel mio appartamento a Torino, con le mie persone speciali. E un’ennesima serata da non scordare.

La raclette improvvisata, un’amica delle medie e il suo fidanzato stupendo in tutti i sensi.

Le serate ludiche e la scoperta di giochi da tavola di cui non avevo mai sentito parlare.

Gli sci ai piedi ben quattro volte, quaranta minuti di coda per lo skipass, l’ovovia con gli unici quattro milanesi in un mare di inglesi, la nausea della mia coinquilina sulle piste, il sole dopo mangiato.

Quella maglietta bordeaux che ti sta così bene e il tuo imbarazzo -e forse anche un po’ il mio.

Il compleanno della mia sorellina acquisita tra meno di ventiquattro ore.

Chi pronuncia il nome di Terzaghi è morto.

Una pasta panna&limone a casa dell’Interista guardando i sorteggi di Champions League a Studio Sport.

Gli auguri di buon anno direttamente da Paris, dove sono stata combattuta se andare o no.

La luce che salta a Torino mentre sto pranzando, i vani tentativi di farla tornare, il cellulare scarico senza poterlo ricaricare, l’aiuto ricevuto da un amico che abita dall’altra parte della strada e la casa al buio fino alle sette meno un quarto di sera aspettando l’elettricista.

La luce che salta anche a casa -ma allora sono io che porto sfiga- per colpa del boiler che perde e fa saltare la resistenza.

Santo Stefano dagli zii e dai cugini che si sono portati dietro gli avanzi del giorno prima.

Il gioco del Milionario in Dvd e la conferma che sono una campionessa.

Due volte al cinema in due giorni a vedere due film emozionanti e le lacrime che non sono riuscita a trattenere.

La panchina della pensilina dell’autobus che non arrivava mai su cui ci siamo seduti vicini senza rivolgerci una parola.

La veillà in versione ridotta per l’esame di tre giorni dopo e i balli occitani che mi sono sempre più familiari.

Problemi alla rete internet proprio quando sto aspettando che pubblichino i risultati degli esami -questo appartamento ce le ha proprio tutte.

Un nuovo fidanzato per la mia migliore amica conosciuto di sfuggita e il vecchio che l’ha presa talmente male che ogni volta che mi vede mi prega di convincerla a tornare con lui.

La corsa per arrivare puntuale ad un orale e l’inizio del discorso con ancora il fiatone.

Quattro nuovi voti sul libretto e l’inizio del conto alla rovescia.

Due metri e settanta di neve in montagna e la battaglia maschi contro femmine.

Il mio cuore che era tempo che non batteva più così forte.

 


postato da: lovemedo alle ore 22:23 | link | commenti
categorie: amore, vita, amicizia, università
11/12/2008

Snow

 

Ieri è stata una giornata strana, divisa tra casa e Torino, tra passato e futuro.

Scendendo in treno all’ora di pranzo mi sono ritrovata a pensare che non ero rimasta a casa tre giorni in più oltre il ponte dell’Immacolata solo per preparare l’esonero della prossima settimana; la verità è che non me la sentivo di passare proprio questi giorni in un qualunque altro posto che non fosse casa mia, anche se trovarmi sul luogo del delitto ha reso ancora più vividi i ricordi.

 

perché esattamente un anno fa ero la persona più felice sulla faccia della terra, mi sentivo fortunatissima e stavo bene con me stessa e con il mondo come mai ero stata prima di allora. e tutto questo solo perché avevo trovato il mio posticino: essere stretta tra le braccia di Steve era esattamente dove sentivo che era giusto essere. e ricordo minuto per minuto quella sera dell’’8 dicembre: il nostro primo appuntamento, l’art café, il suo portafoglio lasciato in macchina, il mio Baileys e il suo vino rosso quando in realtà volevamo tutti e due una birra, i discorsi imbarazzati del ti-dico-questo-anche-se-vorrei-dirti-tutt’altro, i biglietti del film che ho pagato io anche se poi non ho seguito una sola scena, le sue mani dappertutto, un mio amico che non ho proprio visto, quel bacio, il parcheggio del cinema, la sua macchina e i vetri appannati, virgin radio, tutti i baci che sono seguiti, il suo silenzio, il giusto calduccio. e la neve. da quella notte nei miei pensieri lui e la neve sono diventati inscindibili. e solo per questa stupida ragione gli dicevo sempre che ogni volta che nevicava mi veniva in mente lui.

 

E mentre pensavo questo guardavo fuori dal finestrino e vedevo tutto bianco. Perché è la quarta volta che nevica quest’anno, mentre le volte che ho pensato a lui non si possono contare. Ed è stata sempre la neve, che ha coperto anche Torino, a farmelo rivedere ieri sera, nella stessa occasione dell’anno scorso, nonostante i suoi anni di troppo per partecipare ad una cena per universitari. E ringrazio una mia amica che mi ha avvisato del suo arrivo e poi mi ha presa sotto braccio e mi ha detto ora andiamo a cantargliene quattro e appena lo ha visto gli ha fatto un lungo discorso su di me. E per una volta non mi sono vergognata, ma mi sono riconosciuta nelle sue parole e ho davvero capito che la mia essenza arriva agli altri, basta solo che abbiano voglia di ascoltare. Lui è stato zitto per tutto il tempo, poi mi ha chiesto di parlare, da soli. Voleva sapere come stavo, se ce l’avevo ancora con lui, a quando la laurea. Io volevo solo guardarlo ancora una volta negli occhi per cercare di capire tutto quello che non esprimeva a parole. Mi è bastato questo per riconoscere finalmente che è davvero tutto finito, da parte di entrambi. Tutte le mie domande hanno finalmente trovato risposta: ora so cosa ha fatto in questi mesi, so della Francia, del nuovo lavoro, delle notti insonni ed è come se potessi finalmente superare il lutto del nostro amore. Ho realizzato tutto d’un colpo che per lui non è una situazione nuova, che mi ha trattata come ha già trattato molte altre, che al mio posto quella sera poteva esserci una qualunque altra ragazza e che io non rappresentavo nulla di speciale, ero solo la prima sulla lista che gli aveva detto di sì. Mi sono accorta solo in quel momento che in tutti questi mesi, anche se non lo volevo ammettere con me stessa, il suo ricordo è sempre stato latente in me senza mai uscire esplicitamente allo scoperto. Ma a sorpresa quello che ancora una volta mi ha colpito di più è stato il suo odore: non posso farci niente, lo riconoscerei tra mille altri. E lì ho capito che Steve non potrà mai essermi indifferente e ho avuto paura di non provare mai più qualcosa di altrettanto forte per qualcun alto, paura che mai nessun altro potrà sostituirlo. Allora sono corsa a cercare Lucky Luke per trovare una controprova alle mie paure. E vederlo ballare, strusciarsi e stare mano nella mano prima con una bionda, poi con una mora di cui conosco la reputazione prima del nome e poi con un numero infinito di altre ragazze sconosciute è stato come una doccia fredda. E dovevo avercelo scritto in faccia perchè l'Interista, che sotto sotto mi vuole bene, vedendomi paralizzata davanti a quella scena mi ha detto fa sempre così e ha alzato le spalle per dire lascialo perdere. Allora ho realizzato che ancora una volta sto inseguendo la persona sbagliata, perché lui avrà occhi anche per me, ma mai solo per me. Quindi a nulla volgono le sue allusioni -il 2009 è l’anno del cancro, quindi l’anno prossimo mi fidanzo, tanto tu sei sempre libera no?, e dopo la mia risposta vaga, la sua frase sarcastica quindi non potrà mai esserci niente tra me e te?- o le sue provocazioni, come rubarmi i pomodori e i grissini dal piatto, prendermi gli occhiali quando sto parlando e parlarmi a due centimetri dalla faccia fissandomi negli occhi. Ho solo avuto la conferma di quello che già sospettavo: siamo inconciliabili, perché troppo diversi, non siamo fatti per essere qualcosa di più, anche se so che potremmo esserlo. Ma sono già stata con qualcuno che adora in generale tutte le donne senza mai amarne davvero una, quindi so come andrebbe a finire e questa volta non ho nessuna intenzione di farmi fregare.

 

Ma è stata anche una serata divertente e spensierata: farsi offrire da bere e scroccare sorsi da tutti, ballare con altre tre amiche in un cerchio aperto solo per noi, intravedere un altro maestro di sci e avere quasi una rivelazione, evitare all’Interista di attaccare rissa con un idiota, ritrovarsi la mano appiccicosa di una bevanda alla menta e sciacquarsi con la neve, utilizzare il bancone del pub come cubo per ballare, vedere in giro solo facce note, tornare a casa nell’aria umida delle tre di notte da sola, con il cuore pesante e leggero insieme, ma con la sensazione di aver fatto un notevole passo avanti.

 

The more I see the less I know
The more I like to let it go
Deep beneath the cover of another perfect wonder
Where it's so white as snow
Privately divided by a world so undecided
And there's nowhere to go


postato da: lovemedo alle ore 23:46 | link | commenti (1)
categorie: amore, vita, tristezza, amicizia, paura, università
19/11/2008

Sweet november

Novembre è il mio personalissimo mese dell’amore. Non so cosa mi succede arrivata a questo punto dell’anno, non so se sono le festività che incombono, il bilancio annuale che inizia a delinearsi o i nuovi buoni propositi, fatto sta che mi ritrovo più amorosa che mai. E ogni tanto anche ricambiata. Infatti non bastava il baghnino, che ho scoperto essere uno sciupa femmine ma che da quando si è aggiunto al nostro gruppo di nuotatori mi fa andare più volentieri in piscina; ora c'è anche un mestro di sci quasi laureando conosciuto sul treno, perché ha aspettato fino all’ultimo che scegliessi il mio posto per sedersi appena un sedile più in là del mio. E alla fermata, mentre aspettavamo tutti insieme il tram, non mi ha mai staccato gli occhi di dosso.

 

Anche oggi risento di questo particolare influsso novembrino, anche se in chiave malinconica. Infatti dovrei essere in un altro alloggio, a giocare a poker, a scherzare e a ridere. Invece sono a casa, davanti al computer a mangiare un pezzo di plum-cake ai mirtilli home made -perché da quando ho scoperto di essere una discreta cuoca non smetto più di sfornare dolci. E pensare che il poker non mi piace nemmeno: adoro scopa, briscola e belotte, ma il poker proprio non mi prende. Forse perché l’unica volta che ci ho giocato era una partita alcolica ad un capodanno di parecchi anni fa di cui dire che mi ricordo poco è un eufemismo. Ma stasera ci avrei giocato quasi volentieri dato che la partita si sarebbe dovuta tenere a casa del mio ex-amore non corrisposto, ribattezzato Interista, anche casa di Lucky Luke. Perché la scorsa settimana ho fatto un’improvvisata di una mezz’oretta a casa loro con una scusa patetica -portare una cartina di Paris all’Interista per il suo viaggio-regalo di compleanno con tanto di morosa al seguito- proprio prima di andare da un altro mio amico piemontese doc a mangiare la bagna cauda. E quella sera ho scoperto due cose fondamentali: la prima, che la bagna cauda non fa proprio per me; la seconda, che quei venti minuti passati in compagnia di Lucky Luke sono stati i migliori della settimana. E quando mi ha chiesto di fermarmi da loro a mangiare, dopo che io avevo già detto almeno una decina di volte che dovevo andare altrimenti sarei arrivata tardi a cena, ero davvero tentata. E quella volta che mi ha detto ma che bella potata hai dato ai capelli? e io sono arrossita ma poi sono venuta a sapere che mi trovava carina e mi ha fatto un immenso piacere. E tutte le volte che mi chiama Renata io mi arrabbio perché in italiano è davvero brutto, ma poi ci passo sopra e lo chiamo Luchino. E quella domenica sera sul treno quando l’ho incontrato grazie allo sciopero delle ferrovie dello stato e per una volta il viaggio è stato un piacere e non solo un dovere. Perché non c’è niente da fare, se c’è io lo sento. E non solo perché è uno che ama far festa -ma solo a casa e non a Torino- stare al centro dell’attenzione e farsi notare, ma perché ogni volta riesce a catalizzare tutta la mia attenzione e mi fa provare quella sensazione che da un po’ non si impadroniva più di me. E novembre sarà anche il mese dell’amore per me, ma la sua presenza fa la differenza.

edit del giorno dopo:

Evidentemente novembre è il mese dell'amore anche per qualcun altro, perchè ieri dopo aver finito di postare ho ricevuto la telefonata di un mio amico che mi chiedeva se volevo accompagnarlo in una folle impresa: scrivere con la bomboletta un messaggio d'amore sul marciapiede di fronte alla casa della sua fidanzata. Come avrei potuto rifiutare?


postato da: lovemedo alle ore 23:52 | link | commenti (1)
categorie: amore, vita, tristezza, amicizia
03/11/2008

Non è un paese per giovani

Di parole, sulla Legge 133, ne sono già state spese troppe. Sono l'unica cosa sulla quale non lesinano. Sul resto, invece, non esitano a tagliare.

Parlano a vanvera, citano dati sbagliati o rivisti, discutono animatamente tra loro degenerando in discorsi politici che nulla hanno a che fare, confondono le idee, fanno disinformazione, straparlano, ci mettono in bocca parole mai dette, urlano più forte per farsi ascoltare, ci fanno passare per violenti o  fannulloni, ci parlano sopra per farci stare zitti.

Proprio perché io non voglio essere come loro, ho deciso di lasciare parlare i fatti. Dirò soltanto che giovedì mattina c’ero anch’io in piazza Vittorio assieme ad altre 80.000 persone, ma giovedì pomeriggio ero nell’aula 11T della Cittadella Politecnica per la mia consueta lezione di geotecnica. Questo è, secondo me, il diritto allo studio e non quello in nome del quale i soliti quattro studenti perbenisti intervistati dai telegiornali sostengono di non voler prendere parte alle attività di dissenso. Studio e protesta possono, anzi devono, coesistere, perché se oggi non c’è protesta, domani non ci sarà studio per tutti.

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Mai come in questo momento ho voglia di andarmene dall’Italia.


postato da: lovemedo alle ore 00:14 | link | commenti
categorie: vita, università
21/10/2008

Pazza idea

Mi sono iscritta ad un -oddiononsoneanchecomechiamarlo- corso per ingegneri cervelloni della durata di una settimana. A febbraio. A Parigi. E non sto più nella pelle dalla felicità.

Dovevo dirlo a qualcuno.

 

Ho dovuto scrivere una lettera di motivazione in inglese nella quale ho cercato di essere brillante e preparata, ma anche sufficientemente interessante agli occhi di uno sconosciuto. Ma autoraccomandarsi è sempre dannatamente difficile. L’ho riletta almeno mille volte prima di cliccare register perché è sulla base della lettera che vengono scelti i candidati.

E questa opportunità mi ha davvero cambiato la giornata, cancellando la guancia gonfia da estrazione del dente 38 -solo un modo indolore per chiamare il dente del giudizio sinistro- con la conseguente nausea da pappette liquide che mi perseguita da venerdì e mi ha fatto dimenticare l’impossibilità di andare in piscina, proprio oggi che c’era anche il baghnino con cui mi sono fatta una pessima figura, ma che a quanto pare ha fatto colpo.

Ora non ho la giusta percezione di come sono andata, non ho idea di quanti possano essere interessati e abbiano fatto domanda, non conosco neanche il limite massimo di partecipazione. So solo che la scadenza per la lettera è domani alle 23:00, che gli studenti scelti alloggeranno al Supélec, che il periodo è dal 28 febbraio al 1 marzo, che non sono necessari prerequisiti particolari e che la spesa sarà di 4 euro al giorno, viaggio escluso. E poi so che se dipendesse dalla voglia che ho adesso di partecipare a questo progetto, non avrei rivali.

 


postato da: lovemedo alle ore 22:51 | link | commenti
categorie: vita, vacanze, amicizia, paura, università
01/10/2008

Sdraiata nel letto, con addosso una felpa da venti gradi sotto zero e un cimitero di fazzoletti sul comodino: il primo vero raffreddore di stagione è arrivato. Con un tempismo perfetto, aggiungerei. Perché se fossi stata così malmessa ieri sera, mi sarei persa la festa di compleanno più scatenata dell’isolato. Ci dovevamo essere solo noi, i soliti inseparabili, invece a fine serata raggiungevamo la trentina di persone, tutte stipate in un bilocale. E mi sapeva proprio di festa universitaria organizzata sul momento, perché gli altri studenti del palazzo sono venuti a suonarci chiedendo “È qui la festa?”, così non abbiamo potuto far altro che accoglierli calorosamente. E anche se nessuno conosceva il festeggiato, alla fine siamo diventati tutti amici di tutti. Ma la serata non è finita lì, infatti tornando a casa in cinque siamo riusciti ancora a svegliare una signora che ci ha urlato della finestra andatevene a dormire!

C’era il festeggiato ubriaco e con la scritta “more” sulla fronte.

C’erano quelli del piano di sotto, amici del festeggiato, uno più fuori dell’altro.

C’era la mia coinquilina con i suoi popcorn sperimentali fatti con la macchina della disney dotata di piedini.

C’era Lucky Luke che si ricordava il mio difficilissimo nome.

C’erano le birre avanzate dal mio compleanno.

C’era l’ex coinquilino, juventino, del festeggiato, interista.

C’erano tutti i miei amicici: mancava solo la super per dei problemi personali di cui nessuno conosceva la natura e che mi preoccupano ancora adesso.

C’era Lucky Luke che era l’anima della festa.

C’era il mio tiramisù -subito ribattezzato tiramelosù, visti i livelli alcolici- fatto con tanto ammore per il festeggiato.

C’era il trio braccino-corto che non ha pagato la pizza.

C’era madre natura.

C’era Lucky Luke che continuava a versarmi da bere in bicchieri che non portavano il mio nome scritto sopra.

C’era della pizza sui miei pantaloni, vista la difficoltà con cui mangio dopo l’operazione dente-del-giudizio.

C’erano la sorella e la fidanzata del festeggiato che hanno fatto finta di non vedermi per tutta la serata, ma che mi hanno salutata benissimo quando me ne sono andata.

C’erano altri due miei amici che mai avrei creduto di vedere proprio lì.

C’era Lucky Luke che mi ha presa in giro, provocata, stupita, colta di sorpresa, mandato un bacio in un video digitale, fatto ballare, cantato nell’orecchio, fatto l’occhiolino e salutata due volte prima che me ne andassi.

C’era il profumatissimo regalo di compleanno accompagnato da un biglietto di auguri a forma di pallone da calcio nerazzurro.

C’era moltissima musica a tutto volume.

C’era una portafinestra aperta sulla via sottostante e su un cielo stellato.

C’era Lucky Luke che prima di salutarmi la prima volta ha strillato certo che sei proprio una sventola, poi mi ha trascinato in un lento improvvisato e ha stampato due baci sulle mie guance in fiamme. E la seconda volta, mentre io chiudevo la fila degli auguri dell’ultimo minuto al festeggiato, Lucky Luke è spuntato fuori dal nulla chiedendomi e a me non li dai due bacini?, poi mi ha accompagnato fuori dalla porta, ripetendo tra sé uno schianto, uno schianto e seguendomi con gli occhi mentre io scendevo i primi gradini, gli facevo ciao con la manina e gli urlavo dietro a venerdì! Forse era un po’ colpa dell’alcol o forse dei miei nuovi jeans chiari a sigaretta, in qualunque caso mi ha fatto tremendamente piacere che mi trovasse così bella.

E ci sarebbero molte altre cose da dire, come che da tre settimane ho iniziato il terzo anno e quasi non mi sono accorta che i primi due sono volati, che stanotte quasi non ho dormito per il naso tappato e il mal di pancia e qualcos’altro, che i crediti del primo semestre sono un’infinità, che ho un ammiratore-non-più-segreto dal nome improponibile, che a settembre ho sfatato un mito liberandomi di un esame importante, che ho scelto le materie di orientamento per la futura specialistica, che sto diventando grande, insomma. Ma ora niente viene prima degli occhi verdi di Lucky Luke, delle sue birkenstok e di come mi ha fatto sentire unica ieri.

Credo che mai come in questo momento mi manchi un uomo.


postato da: lovemedo alle ore 23:09 | link | commenti (1)
categorie: amore, vita, amicizia, università
12/08/2008

Viva la vida, meura la muerte!

         Di tutti i poeti e i pazzi che abbiamo incontrato per strada

                                        Ho tenuto una faccia, un nome, una lacrima o qualche risata

                 Abbiamo bevuto a Galway e fatto tardi nei bar di Lisbona

                                                          Riscoperto le storie d’Italia sulle note di qualche canzone

 

La mia estate non poteva iniziare meglio che sulle note di questa canzone di Cisco. Perché non mi sono mai accorta di quanto in questi anni mi fosse mancata la sua voce, così profonda da farti vibrare l’anima, fino alla scorsa settimana, grazie al suo concerto. E questo concerto me ne ha ricordato un altro, di quattro anni fa: il mio primo concerto dei Modena, la prima volta che mi sono davvero sentita libera di vivere la mia vita. Perché le loro canzoni mi fanno questo effetto, penetrano in me fino all’ultima nota, mi ripuliscono di tutti i brutti pensieri e mi fanno salire un’incontenibile voglia di ballare in qualunque situazione, in qualunque momento. Mi ricordo del viaggio di andata in treno e di quello di ritorno, in troppi su un’unica macchina; dei fiumi di birra, tanto che lo sterrato che ospitava il concerto alla fine dell’esibizione era diventato fango; dei balli e dei canti alla luce della luna, perché ci sembrava talmente straordinario che i Modena in persona venissero a suonare tra le nostre montagne che eravamo ben decisi a non lasciarli andare via tanto presto; di quante persone fantastiche ho conosciuto grazie a quella serata. Il concerto di Cisco di quest’anno è stato più tranquillo, un po’ perché si è svolto al chiuso per colpa del maltempo, un po’ perché non ha cantato solo canzoni dei Modena, un po’ perché io sono cresciuta. Ma quelle canzoni significano ancora moltissimo per me perché parlano di cose vere, cose che tutti noi abbiamo provato, così le ho cantate con lui fino all’ultima parola. E non importa se Cisco non è più nei Modena, perché per me i Modena sono Cisco.

 

Da quando sono iniziate le vacanze non mi sono fermata un attimo. Ho organizzato in pochissimo tempo una grigliata e ne ho saltata un’altra il giorno successivo: due grigliate in due giorni mi sembrava un po’ eccessivo. In una maratona di lettura ho finito Harry Potter, ma quando ho chiuso il settimo libro ho sperato che ce ne fosse un ottavo. Allora, dato che ero in vena di finire i libri iniziati a metà, ho ripreso in mano un libro in francese, comprato a Parigi l’anno scorso: la partenza non è stata delle migliori, dato che le ultime reminiscenze di français risalgono a due anni fa, ma andando avanti mi sono accorta che la mia seconda lingua mi manca comme l’air que je respire, così ho pensato di iniziare a dare ripetizioni da settembre. Ho fatto la marmellata di pesche per questo inverno. Ho dato una spuntata ai capelli e per ora ho cancellato l’idea di tagliarli, grazie a qualcuno che ha giurato di non rivolgermi più la parola se avessi tagliato a parte più bella di me, anche se ho detto una bugia, perché tu sei tutta bella! Ho smesso di mangiarmi le unghie grazie allo smalto trasparente rinforzante: per la prima volta nella mia vita posso sfoggiare dieci unghie abbastanza lunghe da dover essere ben presto tagliate. Mi è saltata una settimana di vacanza in Corsica per colpa di amici di amiche, così mi sono inventata cinque giorni di vacanza dai miei amicici dell’università: niente mare, ma compagnia, risate e relax. E sono riuscita a bruciarmi lo stesso. Ho fatto la tragica scoperta che i miei denti del giudizio sono cresciuti e vanno tolti, prima che mettano le radici: ho una fifa blu fin da ora. Sono andata ad un concerto del sosia di Vasco e visto che non conoscevo la metà delle canzoni mi sono dedicata al mio passatempo preferito: osservare chi mi circonda. Sono andata alla veillà d’etsaten e ho di nuovo ballato al ritmo di musica occitana e con mio grande stupore ho scoperto di essere migliorata. Ho passato la notte di San Lorenzo nello stesso castello dell'anno scorso, ma di stelle cadenti nemmeno l'ombra, forse perchè il cielo non l'ho neanche guardato, occupata com'ero a cercare qualcuno tra la folla.

Sono andata ad una festa della birra in un posto talmente sperduto che l’ultimo tratto di strada -una pista da discesa in inverno- bisognava percorrerlo a bordo di una jeep. Mi sono arrabbiata perché vendevano solo birra bionda, quella che mi pace meno, ma l’ho bevuta fino all’ultima goccia per poter correre a ballare. E da quel momento il tempo si è fermato oppure è volato -è la stessa cosa- perché non l’ho sentito passare fino a quando non mi sono accorta che fuori albeggiava. J’aurais voulu suspendre le temps, m’emparer de ce moment de bonheur et le mettre en bouteille. Le bonheur est fait de petites choses, on l’attend toujours avec une majuscule, mais il vient à nous sur des jambes frêles et peut nous passer sous le nez sans qu’on le remarque. Ma allo stesso tempo ho vissuto ogni singolo secondo, ogni singolo fatto accaduto e ne sono successe: abbiamo cantato a squarciagola Ti raserò l’aiuola, eleggendola come la canzone più stupida di tutti i tempi, seconda solo forse a Rosso relativo; abbiamo fatto una coda interminabile davanti al bagno delle donne e, non potendone più, siamo finite in quello dei maschi, quasi vuoto; sono stata lanciata in aria varie volte; avevamo la nostra guardia del corpo personale -ovvero il fidanzato della mia coinquilina- che sollevava di peso tutti quelli che si avvicinavano troppo e li depositava a metri di distanza; ho chiamato il 118 per una ragazza che rischiava di andare in coma etilico, ma ero talmente terrorizzata che non sapevo cosa fare così, quando un volontario della croce rossa mi ha sfilato il cellulare dalle mani, mi sono sentita sollevata: non riuscivo a staccare gli occhi da lei, dal suo corpo privo di reazioni, da tutta quella gente intorno. Sono rimasta lì, immobile e tremante, fino a quando qualcuno non mi ha trascinato via e mi ha stretto in un abbraccio assicurandomi che sarebbe andato tutto bene, che l’avevamo presa in tempo, che ero stata incredibile. E un secondo dopo ero di nuovo in pista, con la testa e il cuore leggeri. Poi quelle mani che hanno incontrato le mie a mezz’aria, le hanno cercate, le hanno strette e non le hanno lasciate più: e non so se erano più contente le nostre mani che si agitavano nell’aria o noi, lì sotto, a cantare e ballare.

 

Notte scura, notte senza la sera

notte impotente, notte guerriera

per altre vie, con le mani le mie

cerco le tue, cerco noi due

 

Mi sono seriamente spaventata durante la discesa, quando oramai le jeep non giravano più e qualche spericolato in fuoristrada faceva da navetta. Per tornare a casa ci siamo pigiati in sette sulla macchina della mia coinquilina e io sono finita semi sdraiata su cinque ragazzi mezzi ubriachi che a turno chiedevano di poter scendere per vomitare. Non ricordo un’altra serata più meravigliosamente perfetta negli ultimi tempi. E se poi ripenso a quelle mani, mi viene un tuffo al cuore. Perché hanno avuto successo là dove altri avevano fallito e degli occhi azzurri sono riusciti a cancellare quegli occhi neri che mi perseguitavano da troppo tempo.

 

Il y a des gens dont le regard vous améliore. C’est très rare, mais quand on les rencontre, il ne faut pas les laisser passer. Il y avait, chez lui, une étrange douceur dans le regard qu’il posait parfois sur elle, une tendresse étonnée. D’habitude, songea-t-elle, quand on me regarde, c’est pour me demander ou me prendre quelque chose. Par contre, lui, donne. Et sous son regard bienveillant, je grandis. Peut-être un jour deviendra-t-il mon ami?


postato da: lovemedo alle ore 11:55 | link | commenti (3)
categorie: amore, vita, vacanze, amicizia, paura
17/07/2008

Summertime

Voglia di mare, di non preoccuparsi, di rimandare, di cambiare aria, di riabituarmi a vecchie abitudini, di silenzio, di frasi sensate, di montagna, di veri e propri banchetti, di sole, di aria pulita, di gente pulita, di una casa nuova che sa di cera, di scottature, di amici fidati, di vino che sia vino, di dialetto, di baci insensati, di facce conosciute, di semplicità, di adolescenza, di cantare sempre le stesse canzoni, di chitarre acustiche, di gruppi emergenti, di poesia, di riunione, di risvegli che si possano definire tali, di me e di loro nella mia città, che non è la tua Torino. Perché, da quando tu non ci sei più per me, Torino è un po’ meno mia.

                                                                                                                       


postato da: lovemedo alle ore 12:40 | link | commenti (1)
categorie: amore, vita, vacanze, tristezza, amicizia
28/05/2008

If you love me won't you let me know?

Sono più grande di un anno da poco più di una settimana e questo è il primo compleanno che ho festeggiato dopo la maggiore età - perché dopo i diciotto non si festeggia più. E sono stata benissimo con quelle solite persone che rappresentano una costante nella mia vita da oramai due anni. Ho cucinato con la mia coinquilina per quasi un giorno e mezzo ma ne è valsa la pena perché anche gli altri sono stati benissimo. E ancora una volta non abbiamo fatto niente di speciale: io ho messo la casa, voi l’affetto e le risate ed è venuta fuori una serata da ricordare. Ma i vostri ringraziamenti sono stati i veri regali. Grazie di cuore.

 

Questa è una settimana importante perché è quella del trasloco. Ho salutato la casa che mi ha vista crescere e sul treno sono scoppiata a piangere. Ho amato quella casa per la vista che si gode dal suo quinto piano, per il colore che assume il parquet quando ci batte sopra la luce, per la cucina separata dalla sala da pranzo, per le tende alle porte finestre,per i suoi pavimenti tutti diversi, per i balconi infiniti che la circondano tutta, per come mi accoglie ogni volta che torno. Nella mia testa quella resterà sempre la mia casa.

There is a house built out of stone
Wooden floors, walls and window sills
Tables and chairs worn by all of the dust
This is a place where I don't feel alone
This is a place where I feel at home

 

Questa settimana è rilevante anche perché è l’ultima del semestre, poi avrò una settimana di pausa e dopo ancora l’apnea degli esami. Mi sembra ieri di aver ricominciato i corsi e oggi mi ritrovo al terzultimo giorno del secondo anno, in un appartamento vuoto senza la presenza della mia coinquilina che ha finito i corsi una settimana prima. Grazie anche a te, per sabato sera, perché avevo voglia di una serata tranquilla e tu c’eri.

 

Ho piantato le margherite, i miei fiori preferiti e non solo perché si chiamano come me, e le ho pregate di portarsi via le nuvole che affollano il cielo di Torino e di restituirci un po’ di caldo e di sole. Perché ho voglia di sfoggiare le mie nuove ballerine rosse con la gonna a palloncino bianca senza più lo stress dei collant, lasciando che il vento accarezzi le mie gambe. Ho voglia di estate.

 

Ho fatto una pazzia che non so ancora dove mi porterà. Ma una pazzia in piena regola, architettata appena due giorni prima di metterla in pratica, coinvolgendo anche un mio amico totalmente all’oscuro. Non immaginavo di andare fino in fondo perché non è un gesto da me, ma subito dopo averla fatta mi sono sentita meglio e allora ho capito che era giusto così. In realtà mi sono sentita anche un’idiota che non vedeva l’ora di trovare un angolino per sotterrarsi e per non uscire più. Ho fatto una corsa fino a casa nonostante la pioggia torrenziale, ho abbandonato tutti i vestiti fradici sul pavimento e mi sono infilata a letto anche se era l’ora di pranzo. E sono stata lì, rintanata sotto le coperte a fissare il lenzuolo verde acqua, pensando di aver fatto un’enorme cavolata. Mi ha riportato alla realtà una vibrazione proveniente dal cellulare: un messaggio del mio amico che mi ha fatto vergognare ancore di più. Poi una chiamata: mia mamma che mi chiedeva di che colore volevo le tende per la casa nuova. E la vita ha acquistato di nuovo la sua normalità. Perché, in fondo, ho fatto solo quello che mi sentivo, quello che sentivo da parecchio tempo, in realtà. Poi, oggi, il mio cellulare si è illuminato di nuovo e ho trovato un nuovo messaggio ad aspettarmi da un numero, quel numero. Poi è venuta un’altra corsa, nel bagno della facoltà questa volta, per capirci qualcosa e per sentirsi felice. Forse non è niente o forse potrebbe esserlo. Ma il punto è che ho fatto esattamente quello che per mancanza di coraggio - e anche per qualche imprevisto - non ho fatto tempo fa. E sono contenta di aver seguito il cuore per una volta anche se questo ha comportato un’attesa che mi è sembrata eterna, una sensazione di stupidità diffusa e un’incertezza, ancora presente, sul futuro. Perché credo fermamente che la nostra vita sia il frutto delle nostre scelte e delle nostre azioni: homo faber fortunae suae. Io ho deciso e ho agito. Ora tocca a qualcun altro fare la sua mossa.


postato da: lovemedo alle ore 11:56 | link | commenti (2)
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29/04/2008

Never hide

Mangio gocciole a qualsiasi ora - rido ascoltando la mia coinquilina cantare sotto la doccia - leggo La Stampa - ascolto Frozen di Madonna - mi stupisco che esista al mondo qualcuno che non abbia mai visto Edward mani di forbice - perché il valzer si balla così: quattro passi e quattro giri, quattro passi e quattro giri… - faccio torte al cioccolato buonissime anche se poco cotte - vado a fare shopping e non mi compro niente - non gioco a calcetto - non mi innamoro più dal 28 novembre scorso - leggo sul treno, prima di addormentarmi, a colazione, sull’autobus, in pausa - vado a fare la spesa più tranquilla da quando so che lui è in Francia - voto tappandomi il naso e anche chiudendo un occhio, ma voto - mi faccio abbracciare spesso perché ne ho bisogno - scelgo gli stencil da disegnare sulle nuove porte color champagne -sperimento nuove ricette culinarie perché ho scoperto che mi piace cucinare - programmo una visita alla Fiera del Libro nonostante tutte le polemiche su Israele - faccio un’isostatica al giorno per arrivare preparata all’esonero - mi accorgo che niente è cambiato se guardo certi occhi azzurri: più mi ci specchio, più mi sento a casa - conto alla rovescia i giorni che mancano ai prossimi esami - quando attraverso sulle strisce pesto solo la parte bianca - ma davvero non si dice atèneo? - mi informo su chi votare alle prossime regionali - penso di volermi tagliare i capelli - mangio più di quanto ho fame - faccio qualcosa solo se davvero ne ho voglia - impilo tutte le mie cose in cassette di plastica per la raccolta delle mele alte quasi quanto me - mi vedo di nuovo bella - vado a cena da Eataly - sono scostante di natura ma ancora di più in questo periodo - ho una carta di credito a mio nome - scrivo solo se sono felice - faccio regali solo per il gusto di vedere l’espressione di chi li riceve - mi mangio di nuovo le unghie - mi vesto con colori accesi perché è primavera - ascolto solo Battisti o canzoni molto vecchie - a volte mi sento anacronistica per i tempi che corrono, per la mentalità troppo superficiale, per i non-valori, per i sogni che si infrangono ancora prima di essere stati formulati - per i primi tre giorni i tacchini cadono ad ogni passo che fanno, perché hanno le zampe troppo lunghe, lo sapevi? -mi immagino un bel posto per un erasmus - tengo tutto per me - ho un ritorno di fiamma - ho di nuovo un anello all’anulare destro, ma non è per nessuno se non un po’ per me -forse. Perché ho fatto pace con me stessa, ho messo ad asciugare al sole le parti ancora umide di lacrime, ho chiuso in un cassetto la nostalgia e ho ricominciato ad affrontare la vita, quella semplice e comune di tutti i giorni. Ed è un sollievo riscoprirsi capace di rialzarsi ancora una volta.

 

Oh with the sun in my eyes
Surprise! I’m living a life.


postato da: lovemedo alle ore 23:43 | link | commenti (2)
categorie: amore, vita, tristezza, amicizia, paura, universitÃ